top of page
  • Redazione

Il Contratto di EPC nel partenariato pubblico e privato

Aggiornamento: 8 gen

Si premette che le PA lavorano sui rapporti in PPP (Partenariato Pubblico Privato) per incrementare la propria attività finanziaria e la propria influenza economica esterna.

Il PPP si rivela quindi, strumento utile e potente al fine di poter conseguire fini di pubblica utilità per il tramite di risorse ed organizzazioni prevalentemente di natura privata.

Tenendo conto del tema dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici, spesso storici e, per questo, dal punto di vista della prestazione energetica non ottimali, si ritiene rilevante analizzare l’evoluzione del rapporto tra PPP e Contratti di Prestazione Energetica c.d. “Energia Plus” oppure “E.P.C.” (questi ultimi già utilizzati in ambito privato al fine di incrementare le prestazioni energetiche di edifici o impianti.

Quando si parla di PPP normalmente, si ricomprendono queste attività: progettazione, finanziamento, manutenzione, gestione e costruzione effettuate prevalentemente da un soggetto privato esterno.

Nella gestione di questi rapporti il Dipartimento per la Programmazione ed il coordinamento della Politica Economica (di seguito chiamato D.I.P.E.) ed il nucleo di consulenza per l'attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità (di seguito chiamato N.A.R.S.), svolgono funzioni rilevanti.

Il DIPE, fornendo assistenza tecnica legale e finanziaria alle PA, raccogliendo i dati e monitorando l'impatto sul bilancio pubblico delle operazioni in PPP, attivando rapporti di collaborazione con istituzioni enti ed associazioni nonché promuovendo e diffondendo modelli di PPP per la gestione di opere pubbliche o di pubblica utilità, indirizza l’attività delle PA nei rapporti esterni.


Il NARS, in tema di PPP, assume un ruolo altrettanto importante, occupandosi di valutare i piani economico-finanziari relativi ai contratti di concessione e di PPP, cui le amministrazioni pubbliche hanno preso parte al fine di tutelare la finanza pubblica, mantenendo la corretta allocazione del rischio nel contratto interessante parte pubblica e privata.

I contratti di EPC, che normalmente possono essere attivati sia tra privati che nell’ambito del rapporto pubblico-privato, sono ricompresi nella sottocategoria del PPP relativa alle opere in cui la PA è principale acquirente dei servizi.

Giova ricordare che il contratto EPC ha come oggetto il miglioramento energetico di un edificio o di un impianto, ne stabilisce la misura e le modalità di realizzazione attraverso la regolamentazione di un servizio energetico da parte di una Società di Servizi Energetici (ESCo).

In questa tipologia contrattuale il rischio di esercizio che è totalmente in capo al soggetto c.d. “fornitore” è direttamente connesso alla variazione del canone/contributo in conto gestione al verificarsi di eventi contrattualizzati.

In altri termini, maggiore sarà l’efficientamento energetico, maggiore si rivelerà il beneficio economico derivante da questi contratti.

Inizialmente i contratti di EPC erano stati qualificati dall’ANAC come contratti d’appalto, tuttavia, considerato il ruolo fondamentale relativo alla determinazione del livello di approvvigionamento energetico da valutarsi in fase di esecuzione, sono stati qualificati più correttamente come contratti a concessione mista, i cui rischi imprenditoriali si rivelano strettamente connessi al servizio offerto.

Il contratto di EPC introdotto nel nostro ordinamento nel 2006 è disciplinato dal D.lvo 102 /2014 e viene definito come un accordo contrattuale tra beneficiario, che esercita il potere negoziale ed il fornitore dello strumento di efficientamento energetico.

Gli elementi necessari ai fini della validità di un contratto di EPC in PPP contenuti all’Art. 8 D.lgs 102/2014, sono rappresentati, tra le altre cose, dalla possibilità di accesso agli incentivi pubblici, dal rendimento energetico effettivo e dal risparmio energetico.

In particolare, nell’ambito del settore pubblico, al contrario che nel settore privato, risulta essere necessaria la forma scritta tra le parti.

Utile nell’interlocuzione con l’Amministrazione è sottolineare la differenza che intercorre tra l’obiettivo del risparmio energetico ed efficientamento energetico.

Tale differenza risulta di vitale importanza per quanto concerne (1) la disciplina applicabile in caso di responsabilità del soggetto fornitore e (2) per quanto attiene la modalità di calcolo ed erogazione dell’incentivo.

Quando si parla di risparmio energetico, l’obiettivo correlato è la riduzione del consumo.

Per efficientamento energetico è da intendersi altrimenti, il miglioramento della distribuzione energetica. Minimo comune denominatore in entrambi i casi è rappresentato dalla riduzione dei consumi e dal conseguente minor impatto ambientale.

La complessità del contratto in esame, vincolato al perseguimento dell'obiettivo risparmio energetico come oggetto della prestazione della ESCO, è costruita, sinallagmaticamente, sul brocardo latino do ut facias; incompatibile quindi, con la categoria della prestazione prevalente alla base dell'operatività della disciplina del contratto misto.

Il contratto di EPC, pur presentando requisiti propri della concessione di lavori e della concessione di servizi, evidenzia come tratto specializzante quello per cui, il corrispettivo è parametrato al risparmio energetico conseguito, per effetto dell'intervento.

Pertanto, la previsione dell'incompatibilità degli incarichi di cui all'articolo 24 comma 7 del codice tra affidatari della progettazione a base di gara ed affidatari dei rispettivi appalti di lavori, va intesa restrittivamente come confermato anche dalla novella apportata alla norma dal D.l. 18 Aprile 2019 numero 32 che ne limita l'applicabilità ai soli appalti, dunque non al caso di specie.

Tanto affermato con la Sentenza del Consiglio di Stato Sezione V 21 Febbraio 2020 n. 1327.

44 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page