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L'importanza delle comunità energetiche solidali per gli enti religiosi

Come è oramai chiaro a tutti le prioritarie finalità che devono essere perseguite da parte delle comunità energetiche sono la lotta alla povertà energetica e la lotta al cambiamento climatico.


Queste finalità solidaristiche hanno portato molte entità di varia natura, già precedentemente attive sul fronte solidale ad avvicinarsi a questo settore.

Tra queste possono trovarsi anche i c.d. enti religiosi.





Innanzitutto, va ricordato che il TIAD (allegato A delibera ARERA 727/2022) al par. 3.4 stabilisce che gli enti religiosi e le fondazioni possono avere il controllo dell’ente CER.

Come base, dunque, una congregazione religiosa può adoperarsi per diventare promotore di una comunità energetica.

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Molto spesso le congregazioni religiose operano territorialmente per il tramite di enti di tipo civilistico (es. fondazioni).

Tuttavia, per quanto riguarda le fondazioni, la normativa stabilisce che, in linea di principio, per quanto riguarda quelle pre-esistenti, una volta ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica, lo scopo della stessa non può essere modificato.


Dunque, nella maggior parte dei casi, appare difficile ricorrere all'utilizzo di una pre-esistente fondazione per poter costituire una comunità energetica.


Risulta invece compatibile la creazione di un nuovo ente il cui statuto contenga quanto richiesto dalla normativa CER e eventualmente controllato dall'ente religioso proponente.





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